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Di Berardino il più votato: giocatore, coach, selezionatore e Consigliere

 07/12/2017 Letto 948 volte

Categoria:    Vari
Autore:    Pietro Santercole
Società:    VARIE





Un consigliere poliedrico al servizio della Divisione Calcio a 5. Un consigliere, il più votato nelle recenti elezioni presidenziali dello scorso 19 dicembre 2016, che tutto si sarebbe aspettato nella vita, fuorché diventare, appunto, un consigliere. “Io vengo dal calcio”. Alessandro Di Berardino nasce giocatore professionistico, un difensore di metà anni ’80, quando esisteva lo stopper e il libero si staccava dai due centrali. “Ero nell’Ascoli di Rozzi, un marcatore: sono stato convocato in un’amichevole con Mazzone, giocando nei campionati dilettanti e arrivando fino alla Serie A”. Nel calcio a undici non è tutto oro quello che luccica, così il giovane Sandro capisce subito la situazione, scruta l’orizzonte, ammiccando a uno sport dalle peculiarità uniche.


Io e Ronconi – “Ho avuto un approccio con il futsal del tutto casuale, mi ero un po’ stancato del calcio a undici. Alla fine sono due sport non tanto così differenti – spiega –, soprattutto negli allenamenti: nel calcio le sedute sono praticamente in un 40x20, si gioca nello stretto, grosse differenze lì non ce ne sono”. Di Berardino conosce Massimo Ronconi all’Eco San Gabriele in Serie A, un passaggio fondamentale che cambia completamente la sua vita sportiva e, a conti fatti, anche quella privata, aprendogli nuovi mondi. “Un giorno mi disse chiaramente che io non potevo giocare a calcio a 5. Quella frase scatenò una reazione positiva in me. Ho iniziato ad avere minutaggio, ho fatto perfino l’allenatore quando lui è andato via. Massimo è un tecnico che sta avanti: non è tarato verso un unico credo, ma a seconda dei giocatori che ha, taglia un vestito su misura alla squadra”. L’Abruzzo lo chiama per allenare le Rappresentative: Sandro Di Berardino dice sì. “Fare il selezionatore è un’altra cosa, bisogna essere un po’ motivatore, un po’ psicologo”.


Largo ai giovani - La guida delle Rappresentative è uno snodo cruciale nella sua carriera, l’occasione per favorire lo sviluppo dei giovani, presente e futuro della disciplina sportiva con il pallone a rimbalzo controllato. “I nostri ragazzi, arrivati a un certo punto, si sentono abbandonati, sta a noi dargli maggiore fiducia”. La critica della ragion pura si trasforma istantaneamente in argomento di dibattito, l’occasione per alzare l’asticella. “Serve una rivoluzione culturale – sottolinea – l’abbassamento dell’età dall’Under 21 all’U19 è un fattore certamente positivo, che permette al giovane di completare il prima possibile il suo percorso formativo e poter debuttare in prima squadra”. Di Berardino ha le idee chiare a riguardo, una visione piramidale da attuare, ora che è dall’altra parte della “barricata”. “Bisogna prima formare gli allenatori e iniziare: da qui si fa una prima scrematura, poi servono osservatori che scoprano talenti. Mi sto battendo per avere una persona competente di futsal che ricopra il ruolo di responsabile regionale dell’attività di base Calcio a 5 all’interno del Settore Giovanile Scolastico. Fondamentale anche la formazione di dirigenti: bisogna essere attenti e svegli”.


L’iniziativa – Il 6 gennaio è una data importante: c’è il futsal day. Di Berardino un’anticipazione la dà. “Una giornata rivolta a tutte le società dell’attività di base – svela –. Ogni comitato sceglie una sede, una giornata di sport e anche un concorso, il flash mob futsal, un video da far girare e consegnare, che metterà in palio altri premi”.


Io e Montemurro – Così lavora quel consigliere poliedrico al servizio della Divisione. E pensare che Di Berardino faceva parte dell’altro schieramento nella corsa alle elezioni presidenziali. “Tutti mi dipingevano il presidente Montemurro come un orco, un mangia pallone. In realtà non è così”. Una delle grandi innovazioni di Montemurro e la trasformazione dal “lei” al “tu”, per sentirsi tutti parte della stessa famiglia. “Il presidente non è ingessato nei suoi modi di fare, mostra sempre vicinanza nei nostri confronti e soprattutto verso le società, loro di questo hanno bisogno. Con il tempo ho avuto modo di conoscerlo, ci assomigliamo molto: lui – sorride – crea musica classica, a me piace dipingere”. Artisti si nasce, consiglieri poliedrici si diventa. 




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