skin adv

Luparense: è la stagione dei grandi rimpianti. Almeno tre ne fanno una prova

 13/06/2018 Letto 529 volte

Categoria:    Serie A
Autore:    Pietro Santercole
Società:    LUPARENSE





Un trofeo in bacheca quest'anno la Luparense lo ha pur sempre messo sempre: la Supercoppa, a testimoniare la migliore società del futsal nostrano, nata per vincere. L'aver portato le #Final2018, per alcuni dall'esito scontato, a gara-5 contro un'A&S nettamente superiore per quantità di giocatori, rendono sì onore al sodalizio di Zarattini, ma ad analizzare l'annata nel suo complesso, è stata la stagione dei rimpianti. Per tre grandi motivi.

QUANTE OCCASIONI PERSE - Il primo grande rimpianto è all'unanimità la Uefa Futsal. Senza nulla togliere al Gyor del leggendario spagnolo Javi Rodriguez, i Lupi erano nettamente superiori e altrettanto nettamente favoriti nell'ultima giornata dell'Elite Round. Sarebbe bastato perfino un pari contro gli anfitrioni magiari, è arrivata una clamorosa sconfitta, figlia di un suicidio sportivo e non per i meriti degli avversari. Il secondo grande rimpianto è la Coppa Italia: i patavini di David Marìn dominano in lungo e largo tre quarti di finale, prima di commettere almeno tre gravissimi errori pagati a caro prezzo: l'ingenuità difensiva in occasione del momentaneo pari di Lukaian (al netto dello straordinario gesto tecnico della Bestia), il pasticciaccio difensivo sul 2-1 di Calderolli, un gol divorato nel finale che avrebbe portato la sfida di Pesaro certamente ai supplementari. Malus in fundo, le #Finals2018. Già perché gara-2 è uno sliding doors: Lupi incapaci di gestire il 3-0 del primo tempo, il 5-2 nella ripresa e, soprattutto, il 6-5 a poco meno di 2' dal termine, evidenziando delle inaspettate lacune in fase difensiva, prima di perdere ai rigori. Chissà come sarebbe andata a finire con la Luparense avanti 2-0 nella serie scudetto e non sull'1-1. Chissà chi starebbe festeggiando ora. Chissà. Non si saprà mai. Ciò che resta, però, sono questi tre indizi, che per la Luparense fanno una prova della stagione dei rimpianti.

Pietro Santercole