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L'intervista di Diara a Colella del Futsal Florentia. "L'università del futsal"

 16/07/2018 Letto 664 volte

Categoria:    Femminile
Autore:    Redazione
Società:    FUTSAL FLORENTIA





Ben tornato a Maurizio Colella coach del Futsal Florentia, che ha vinto il campionato di A2 girone C con 12 punti di distacco dalla seconda, ottimo biglietto da visita per il nuovo percorso, e nuovo progetto.

Ciao Franco, è un piacere essere qui. Si è stata una bella stagione con risultati importanti ma adesso si azzera tutto. Abbiamo appena finito il liceo e ci prepariamo per l'università.

Renata Adamatti “Renatinha”, Valeria Schmidt, Jessika Karoline Manieri, e ancora, Peñalver Ramón, che io adoro. Che dire, la crème de la crème, dove volete arrivare, ma soprattutto, quale il vostro programma Societario e Manageriale, perché a questo punto, una società deve rispettare impegni e doverosi canoni Aziendali, non ti spaventa tutto questo?

Siamo una società giovane (2 anni di vita), ma con le idee molto chiare. Abbiamo iniziato due anni fa un progetto che prevedeva, tra le tante, l'utilizzo e la valorizzazione di calciatrici toscane ed abbiamo deciso di proseguire su questa strada confermando buona parte della rosa della scorsa stagione, ma siamo consapevoli che l'A sia un campionato molto difficile e che le nostre ragazze, soprattutto le più giovani, hanno bisogno di crescere e fare esperienza ed allora, visto che siamo anche ambiziosi e non vogliamo perdere di vista i risultati, abbiamo portato a Firenze giocatrici che possono essere un aiuto per entrambi gli obiettivi: risultati e crescita di squadra.  Anche per quanto riguarda l'aspetto societario abbiamo le idee chiare, sappiamo che dobbiamo migliorare in tante cose e sappiamo che dobbiamo dare alla società un'impronta “aziendale”, secondo noi necessaria per stare a certi livelli. Ormai anche nel futsal è passato il tempo delle società di amici che si ritrovano per scherzo, e noi ci stiamo attrezzando per questo grazie soprattutto al nostro “Patron” Alberto De Santis che, ragionando da imprenditore, sta pian piano costruendo un'azienda sportiva vera e propria.

Ci sono state società che nel passato, hanno cercato di sviluppare progetti simili, illudendo, la gente, addetti ai lavori e lo stesso movimento, poi scomparse come neve al sole, perché voi dovreste essere “diversi”?

Noi lavoriamo ogni giorno per convincere giocatrici, staff, dirigenti, tifosi, sponsor che il nostro progetto è vincente. Ma non abbiamo formule magiche o strategie particolari. Facciamo vedere il nostro lavoro e dove vorremmo arrivare, i nostri progetti i nostri sogni. Non diciamo seguiteci perché siamo meglio degli altri. Facciamo vedere quello che abbiamo, dove vogliamo andare e chiediamo se vogliono darci a mano.

Una società che è così ben formata, si presume, con una base “solida” nei dettagli, con persone qualificate nei vari settori quindi esperienze maturate anche da errori fatti in precedenza. Cosa non fareste e cosa proponete di fare, quali le novità?

Siamo appena entrati nel futsal che conta e non abbiamo la presunzione di insegnare ad altri cosa fare. Per quanto ci riguarda abbiamo constatato come il ragionare da azienda abbia come presupposto fondamentale quello di avere persone qualificate e specializzate in un singolo settore ed è su questo che stiamo lavorando.

Tornato quest’anno nella nuova serie A, che certamente avrai seguito, quali le differenze sostanziali secondo te, tra quella di prima e quella di adesso?

Non ho visto sostanziali differenze, quello che più balza agli occhi sicuramente è che i risultati importanti sono stati ottenuti da squadre allenate da staff o allenatori provenienti dal maschile. Ognuno tragga le sue considerazioni.

Quale è la tua valutazione, del livello Tecnico in serie A Femminile in generale?

Ho ancora negli occhi la final eight di coppa di Spagna femminile. Se prendo questa competizione come punto di riferimento e parto da 10 come livello massimo, penso si possa dire che la nostra serie A1 sia al livello 6.

Possiamo competere allo stesso livello delle nazionali europee e mondiali? Cosa ci manca, per essere allo stesso livello, o quasi, quale eventualmente il lavoro da fare?

Secondo me siamo lontani anni luce da Brasile, Spagna e Portogallo. A livello di nazionale loro si possono permettere di fare 10 squadre diverse e tutte più forti della nazionale italiana senza oriunde. Hanno bacini in cui pescare molto più ampi e sfornano giovani giocatrici in continuazione. Noi abbiamo tanto da lavorare se vogliamo crescere.

Che cosa dovrebbe fare la Divisione a tutela del Movimento Femminile e del suo sviluppo, per aiutare la crescita, individuale e collettiva?

Prendere esempio da nazioni molto più avanti di noi.

Cosa le società, devono necessariamente fare, al di là della retorica, per tutelare l’immagine delle calciatrici e garantire la parte economica, comunque vada, quali le responsabilità oggettive, si devono assumere?

Le forme di tutela economica già ci sarebbero con i contratti che dovrebbero obbligatoriamente essere depositati. Bisogna vedere se questo avviene. Se così non fosse la Divisione dovrebbe intervenire pesantemente.

Con una squadra così, come ci prepariamo a vedere, in prospettiva, quanto conta, la tattica, quanto la tecnica, individuale e collettiva, per ottenere risultati?

Tutto è importante se vuoi ottenere risultati. E' chiaro che quando hai una squadra con elementi tecnicamente importanti parti avvantaggiato, ma questo non significa che non ci sia necessità di lavorare nel quotidiano su tanti aspetti. Tecnica, tattica e soprattutto preparazione fisica sono basilari in un campionato lungo come la nostra A.

A che cosa potresti paragonare in generale un team, così di qualità, che requisiti sono necessari per un tecnico, per condurre atlete così diverse, ma con una forte personalità?

Fondamentale aver un fegato sanissimo se voglio sopravvivere. Battute a parte, credo che la cosa fondamentale sia far sentire tutte le ragazze coinvolte a prescindere dai curriculum e dai nomi. Fatto questo devi esser bravo a fare meno danni possibili. Se vuoi un paragone allora diciamo che ho per le mani una macchina competitiva in cui non devo sbagliare il carburante.

Nella conduzione tecnica, accetti il dialogo, imponi il tuo modus-operandi, o ascolti e collabori?

Abbiamo uno staff tecnico ampio e questo mi consente di ascoltare opinioni e consigli diversi anche se poi, alla fine, le decisioni spettano sempre all'allenatore. Anche con le ragazze mi piace aver dialogo, ma poi alla fine vale il discorso fatto sopra.

Cosa ci dobbiamo aspettare dalla Futsal Florentia, cosa devono aspettarsi i propri tifosi?

Tanto impegno e lavoro, ma anche un po' di follia, in senso buono ovvio.

Sassolini nelle scarpe, ne hai?

...grazie Franco per questa bella chiacchierata, ci vediamo in giro

 


Franco Diara





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