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"Não sou dona do mundo, mas sou filha do dono": Tainã si racconta a Franco Diara

 10/10/2018 Letto 517 volte

Categoria:    Femminile
Autore:    Ufficio Stampa
Società:    VARIE





Franco Diara intervista Tainã Santos, reduce dalle esperienze in Serie A con Cagliari, Ternana, Salinis e Olimpus.

In questo tuo percorso, Il rapporto umano e professionale è importante, cosa ti dà più fastidio e cosa vorresti migliorare.
"Mi dà fastidio credere troppo nella gente, perché le persone commettono sempre ingiustizie. Devo migliorare in tutto, soprattutto a livello caratteriale: sono molto esplosiva, ogni tanto mi si chiude la vena".

Emotiva, sensibile, passionale: come sei di carattere?
"Sono passionale e moltissimo emotiva. Mio cuore è grande come il Brasile dicono".

Giocatrici di talento si nasce o si diventa?
"Di talento si nasce, forte si diventa sempre di più dopo molto lavoro".

Nel tuo modo di praticare il futsal ad alti livelli, dignità e orgoglio fanno parte del tuo percorso: che posto occupano nella tua vita prrofessionale? Si può fare a meno qualche volta?
"La dignità soprattutto è importante, dell’orgoglio si può fare a meno ogni tanto".

Quando vai in una società, scegli più il tecnico o l’aspetto economico?
"Tutte e due le cose".

Ti è capitato di non essere d’accordo con il tuo allenatore? Cosa si fa in questi casi?
"Tante volte cerco di dire quello che penso, ma soprattutto cerco di rispettare quello che mi chiedono, guardando sempre il bene di tutti e non solo a me stessa".

Hai dichiarato che: "Vedere la tua squadra vincere una semifinale playoff mentre tu eri a bordocampo infortunata, mi ha commosso. Stavo pregando Dio e sono stata ascoltata, Tutto questo grazie alla vittoria sull’Ichnusa Sinnai. Battere Vanessa, la migliore giocatrice del mondo, non ha prezzo”. Cosa volevi dire?
"Di cosa stai parlando? Fammi ricordare..."

Sei credente: quanto contano la fede e la famiglia nella tua vita professionale?
"In primis viene la fede, poi la famiglia. La fede mi fa raggiungere cose che dicono essere impossibili. la famiglia nel mio caso perché convivo con una brasiliana, Santos (di origini italiane Santini): mi danno il sostegno ogni giorno. Senza di loro non sono nulla".

A chi devi la tua popolarità, come giocatrice? Chi vorresti ricordare e ringraziare?
"Ringrazio Vincenzo Portelli e Penta Consulting, tutti i miei ex allenatori e ogni società che ha creduto in me, tutti quelli che mi seguono, vada come vada. Andrea Pibbia, Adriano de Bartolo e Federico Pellegrini: loro sono "illegali"!".

La lambreta è un gesto tecnico?
"Molti interpretano questi gesti come un tentativo di umiliare l’avversario, Io non sono d’accordo, per me è uno stile di gioco. Ogni giocatrice ha il suo stile, io cerco di divertirmi giocando: non penso a fare la lambreta o qualsiasi altro gesto tecnico, mi vengono normalmente e così sarà sempre per una brasiliana".

Quali consigli puoi dare alle giovani che vogliono praticare questa disciplina e aspirano ad arrivare dove sei arrivata tu?
"Ai giovani dico che la strada è lunga e stretta e ogni tanto dolorosa, però ne vale la pena. Devono credere che tutto è possibile e lavorare giorno dopo giorno, devono mpegnarsi per migliorare in tutto: così arriveranno dove sono io e molto più in là".

Date le tue esperienze con società importanti, quali suggerimenti ti senti di dare per migliorare il movimento femminile in Italia? Cosa serve, per essere veramente competitivi?
"Serietà senza bugie. Molto si parla e si scrive però...La realtà di noi giocatricI la conosciamo solo noi, certe volte le società fanno di tutto tranne agire con sincerità".

In Italia hai giocato in club, fra i migliori in assoluto: pensi di aver lasciato e preso qualcosa?
"Dal primo giorno che sono arrivata in Sardegna, a Cagliari, poi alla Salinis, sono sicura che ho imparato tanto a livello umano e calcistico.  Ho cercato sempre di lasciare il meglio di me ad ogni persona che se l'è meritato. Ho difeso ogni maglia con le unghie e i denti, così farò per sempre".

Puoi suggerire una giocatrice di talento di tua conoscenza straniera e una italiana?
"Senza dubbio Renata Adamatti, un fenomeno, e Ludovica Coppari, che per me è la più forte italiana in assoluto".

Cosa pensi prima di una partita importante? Hai un tuo modo di concentrarti? Qual è il tuo oggetto portafortuna?
"Una volta ho letto un testo di Dani Alves (giocatore del PSG e nazionale brasiliana). Lui fa sempre un rituale: va davanti allo specchio e si ricorda di quando era povero, di quanto ha sofferto con suo papà e sua mamma, come è uscito da tutta quella realtà che oggi ancora vive molta gente in Brasile. Ogni tanto faccio lo stesso e parlo sempre parlo con Dio prima di ogni partita. Sento le mie canzone preferite, scherzo con la mia squadra e apro la mia Bíbbia nella panchina dello spogliatoio con la foto dei miei in mezzo. 

La tua valutazione sul tasso tecnico, in Italia da 1 a 10?
"7 per l’Italia a livello tecnico".

In relazione alla tua esperienza tecnica, considerando che hai giocato in Spagna e sei brasiliana, cosa manca alla Nazionale italiana, per essere ai livelli di Brasile, Spagna e Portogallo?
"Devono creare più competizioni, le ragazze della Nazionale italiana giocano poco insieme, hanno bisogno di più tempo per amalgamarsi".

Pensi sia possibile, in una società italiana di oggi, iniziare un ciclo minimo di 3 anni per un progetto sportivo e arrivare fino in fondo?
"Sarebbe perfetto, ma ci vuole più di tempo per fare diventare una cosa buona in un’altra molto buona".

Che programma di vita hai? Quale futuro, sarebbe ideale per te?
"Ho un sacco di progetti che preferisco tenere per me finché non si concretizzano. Organizzo eventi in beneficenza in Brasile per i meno fortunati e scuole calcio, vorrei farlo per sempre. Vorrei fare il corso di allenatrice e già sono anche arbitro aspirante della federazione brasiliana di calcio a 5, non pensò che farò qualcosa diverso da questo. Forse un giorno arbitrerò anche qui, tutto può succedere".

CITAZIONE Não sou dona do mundo, mas, sou filha do dono
TRADUZIONE Non possiedo il mondo, ma sono la figlia del proprietario.


Franco Diara




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