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Grinta, sacrificio, umiltà e passione: Margarito si racconta a Diara

 08/11/2018 Letto 215 volte

Categoria:    Femminile
Autore:    Ufficio Stampa
Società:    VARIE





29 anni. nata a Venezia, cresciuta a Patù (provincia di Lecce), ma vive a Taranto. Valentina Margarito, portiere del Real Statte e della Nazionale, si racconta a Franco Diara.

Non hai mai fatto una scuola calcio, hai dichiarato di essere praticamente autodidatta.
"È vero, mi sono appassionata a questo sport grazie ai miei amici con cui sono cresciuta, giocando per strada, disegnando per terra con i gessi le linee e facendo le 2 porte con 4 mattoni di tufo".

Poi in un torneo salvasti 60 palle gol: è vero? Poi cosa è accaduto?
"Succede che quelle palle le tolsi all'Italcave Real Statte, che dopo qualche mese mi contattò per diventare il suo portiere".

Dal 2005 al 2018 sempre con lo Statte: questo è vero amore.
"Sono cresciuta in questo meraviglioso club, e sono sempre più convinta che la scelta fatta sia stata quella giusta, per realizzare i miei sogni e far diventare questa maglia la mia seconda pelle".

Presumo non sia stato facile arrivare dove sei arrivata tu: hai dovuto sacrificare qualcosa?
"Non è assolutamente facile all'età di 16 anni lasciare la famiglia per inseguire la propria passione. Mi dispiace tanto perché purtroppo non ho potuto finire la scuola: il giorno in cui dovevo disputare gli esami di maturità non mi presentai perché dovevo disputare la finale scudetto".

Hai seguito l’evoluzione del calcio a 5 femminile: quali differenze riscontri al giorno d’oggi?
"Sicuramente la prima cosa che mi viene in mente è la presenza di giocatrici straniere in tutte le squadre della Serie A, che senza ombra di dubbio hanno fatto crescere questo movimento".

Cosa rappresenta per te vincere un trofeo, una competizione?
"È davvero emozionante, è un emozione che solo chi fa sport può capire. Ti vengono i brividi, hai la tachicardia a mille come se il cuore volesse esplodere, poi invece esplodi in lacrime di gioia: per me è così anche dopo una partita".

Il carattere si forma in tanti anni di attività: come sei tu di carattere?
"Anche se posso sembrare una persona molto forte, in fondo è solo apparenza. Sono cresciuta tanto, questo sport mi ha insegnato a superare soprattutto la timidezza quando sono in campo, come già capitato dopo l'ultimo trofeo vinto con il palazzetto strapieno. Riesco a farlo perché mi dà tanta forza ed energia".

Hai dichiarato che, per realizzare un sogno, bisogna, essere forti e soprattutto complici: cosa intendi dire?
"Per realizzare un sogno, oltre che essere forti e complici, bisogna sempre credere nelle proprie doti. Bisogna continuare a lavorare senza mai sentirsi arrivati, ma la cosa più importante è conoscere la parola sacrificio, che è alla base di tutto".

Chi è stata la persona di riferimento in tutti questi anni, il tuo maestro?
"La persona di riferimento è il mio tecnico, Tony Marzella, che mi ha cresciuta come una figlia, ed è attualmente il mio punto di riferimento sia come allenatore che come persona. Per me è come un secondo padre. Di maestri ne ho avuti tanti, ognuno mi ha insegnato un qualcosa di diverso, ma molto importante per la mia carriera. Ora c’è il mio super allenatore Antonio Maggi, che mi segue dallo scorso anno e gliene sono tanto grata".

Sognare è facile. Per raggiungere una meta, quale la realtà e la strada per arrivare?
"Tanto, tanto, tantissimo allenamento, ma soprattutto tanta umiltà, piedi per terra. Non mi sento una campionessa, ma sono orgogliosa del mio percorso e spero di continuare così. Spero che il mio percorso continui così e che possa giocare altri 20 anni, il solo pensiero di mollare mi riempie gli occhi di lacrime".

Rapporto umano e professionalità sono elementi importanti: cosa ti dà più fastidio e cosa vorresti migliorare?
"Sono due elementi che per il mio essere devono stare alla base di tutto,: se questi non ci fossero, sarebbe inutile intraprendere qualsiasi sport".

Pensi che le giocatrici nei nostri campionati debbano essere più tutelate o va bene così?
"Io mi sento davvero fortunata a far parte di questo club, perché noi giocatrici siamo tutelate davvero da tutti i punti di vista, per questo devo un grazie per non avermi fatto mai mancare nulla".

Dato la tua esperienza, quali suggerimenti ti senti di dare per migliorare il movimento femminile in Italia? Cosa serve, per essere veramente competitivi?
"Credo che abbiamo bisogno di maggiore visibilità, per far diffondere e far seguire di più questo bellissimo sport".

Qual è stato il tuo riferimento come giocatrice quando hai iniziato, e qual è adesso?
"Come riferimento non ho una sola giocatrice, ma tutta la mia storica squadra, che negli anni ha portato questa società a diventare il club più titolato d’Italia con delle grandi big che hanno fatto la storia del calcio a 5. Non posso non pensare a Mina D'Ippolito, Patrizia Convertino, Susanna Nicoletti, Roberta Bonfrate e Concetta Labonia, ora è la mia bellissima squadra".

Nella tua alimentazione, carboidrati a go go, pizza, pasta, o dieta selettiva?
"Negli ultimi anni sono seguita da una nutrizionista, perché un alimentazione corretta è fondamentale a questi livelli, motivo per cui ho perso 15 kg negli ultimi due anni. Ovviamente mi concedo anche io degli sgarri con serata pizza o food porn".

Con quale nome usano chiamarti le tue compagne di spogliatoio affettuosamente?
"Negli anni passati la mia vecchia squadra mi chiamava "Spider", ora mi chiamano "Capi".

Alle giovani che vogliono praticare questa disciplina e aspirano ad arrivare dove sei arrivata tu, quali consigli ti senti di dare?
"Consiglio di mettere sempre l’anima e il cuore per questa disciplina e di divertirsi, perché questo sport è soprattutto divertimento e passione".

Quanto conta la dignità e l’orgoglio in questo tuo percorso? Che posto occupano nella tua vita professionale? Si può farne a meno qualche volta?
"La dignità e l’orgoglio fanno parte della vita di tutti i giorni, non se ne può fare a meno".

Quanto contano, le persone, la fede e la famiglia nella tua vita professionale?
"Le persone, la fede e la famiglia sono fondamentali: se si sta bene con la mente e il cuore, si riesce a entrare in campo sereni".

Sei credente?
"A modo mio".

Cosa manca alla Nazionale italiana, per essere ai livelli di Brasile, Spagna e Portogallo? Cosa serve per essere veramente competitivi?
"Non entro in merito a questo argomento, lascio ai tecnici e chi di dovere elaborare questa ricetta, non sono un’ottima cuoca".

Suggerisci una giocatrice di talento di tua conoscenza straniera e una italiana.
"Come italiane farei tre nomi che sto vedendo crescere: Floriana Marangione, Angela Girardi e Matilde Russo. Tra le straniere, nessuno è come Renatinha".

Prima di una partita importante, ti affidi alla concentrazione o hai un rito scaramantico?
"Sono molto scaramantica in tante piccole cose, che non rivelerò per scaramanzia, ma la concentrazione per me è alla base di tutto: prima di una partita, è meglio non parlarmi".

Pensi sia possibile, in una società italiana di oggi, iniziare un ciclo minimo di 3 anni per un progetto sportivo di futsal femminile e arrivare fino in fondo?
"Noi militiamo da tantissimi anni nel mondo del futsal: siamo la prova che, con impegno e soprattutto sacrificio, si può".

Che programma hai per il tuo futuro prossimo? Cosa sarebbe ideale per te?
"Nel mio futuro vedo ancora un po’ di anni da giocatrice, poi lasciamo decidere al destino ciò che sarà".

Hai qualcuno da ringraziare per i risultati che hai ottenuto?
"Ho da ringraziare la mia famiglia, che mi ha permesso di inseguire il sogno che ho sin da bambina, senza mai ostacolarmi. Anzi, mi hanno portata ovunque mio padre e mia madre, che mi venivano a prendere di notte per poi l’indomani portarmi a scuola. Di sacrifici ne hanno fatti tantissimi anche loro. Devo dire un grazie a loro se sono diventata ciò che sono".

Cosa è stato per te questo sport: pensi di aver preso di più o dato di più?
"Questo sport può solo dare, dare amore per la maglia e per questo sport in generale".

Ti senti gratificata?
"Sì, molto. Mi sento gratificata tutte le volte che calpesto quel rettangolo di gioco".


Franco Diara