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Ferri racconta la polisportiva Babadook: "Vogliamo affermare i nostri valori"

 29/11/2018 Letto 298 volte

Categoria:    Serie D
Autore:    Redazione
Società:    BABADOOK





Passione, tenacia e voglia di fare. Se si volessero descrivere brevemente i principi legati alla polisportiva Babadook and Friends, questi sarebbero i concetti più importanti. La società di Rieti sta crescendo sempre di più e si sta affermando come un vento nuovo in una città da sempre legata al mondo del calcio e del basket. Tutto ciò passa attraverso figure che incarnano tale spirito sportivo, tra le quali spicca Daniele Ferri, allenatore, da circa un anno e mezzo, della formazione di calcio a 5. Ferri ha sposato questo progetto dopo aver lasciato una realtà molto più grande come il Real Rieti, indirizzando la sua esperienza, sia tecnica che umana, nel nuovo club.

Mister, siete partiti da zero, arrivando, nel giro di due anni, a costruire tre squadre in altrettanti sport: come nasce la polisportiva Babadook? Perchè questa scelta coraggiosa?
"Più che di polisportiva, mi piace parlare di una holding aziendale: in questo momento abbiamo tre società, con il calcio che milita in prima categoria e il basket. Ognuna di queste ha un presidente diverso, con relativa autonomia gestionale: questo è il segreto della nostra polisportiva, che ha questo nome particolare e sta iniziando a farsi conoscere".

Quali sono gli obiettivi delle varie squadre della polisportiva?
"Il nostro obiettivo primario era quello di non far morire le realtà minori in questa città, primo su tutti proprio il calcio a 5: c'è stato un drammatico calo delle iscrizioni a livello provinciale, con la scomparsa, ad esempio, di una società come l’Ardita, che lo scorso anno militava in Serie C2. Ci siamo ritrovati, infatti, a dover partecipare a un campionato sostanzialmente regionale. Stesso identico discorso per il basket, che si è dovuto iscrivere al girone regionale umbro: a Rieti, ormai, le uniche realtà rimaste siamo noi e La Foresta. L’obiettivo secondario che ci siamo posti è quello di primeggiare nei rispettivi campionati: il calcio è partito a rilento, ma adesso ha trovato la quadra e si trova al secondo posto, dietro all’Amatrice. Per quanto riguarda il calcio a 5 e il basket, si possono fare discorsi simili: l'avvio è stato faticoso, ma adesso ci stiamo adattando e stiamo trovando la nostra dimensione".

Nei giorni scorsi sono circolate voci su alcuni presunti problemi societari, voci dalle quali avete preso le distanze attraverso la vostra pagina Facebook. Può spiegarci cosa è successo?
"Non entro nel merito, perché non riguardano il calcio a 5, ma posso dire che sono molto fastidiose. Purtroppo, in questa città, quando si creano realtà del genere, molto spesso si arriva ad una forte invidia, come se si andasse ad intaccare l’orticello di qualcuno. Conosco benissimo i ragazzi che hanno fondato e mettono la loro passione in questo progetto: sono giovani, ma molto determinati e con esperienza nel mondo del lavoro. Posso solo dire che queste voci sono completamente infondate e legate a una grande invidia da parte di chi vuole destabilizzare il nostro ambiente".

Con la sua squadra, ha chiuso la scorsa stagione al settimo posto e ha raggiunto i quarti di finale playoff: com’è andata la prima esperienza in Serie D?
"Lo scorso anno abbiamo cercato di dare un’impronta tecnica al nostro progetto, che ha visto la ‘fusione’ di due società precedenti, il Chiesa Nuova e il Santa Rufina. Io sono arrivato in corsa, inizialmente l’allenatore era Antonio Melchiorri. Potevamo sicuramente fare molto di più: il settimo posto è negativo, così anche come l’eliminazione ai playoff con il San Michele".

Quest'estate avete cambiato molto: quali innesti sono stati fatti?
"Avevamo inizialmente deciso di creare una squadra che potesse primeggiare nel girone reatino: in seguito alla scomparsa di una compagine come l’Ardita, l'intenzione era di investire fortemente sul mercato e andare a prendere gli elementi di punta di quella squadra. Lo scorso anno ci è stato utile per far conoscere la nostra realtà: oltre alla rosa, abbiamo rinforzato anche la nostra società, con l’inserimento di Francesco Fovi come dirigente accompagnatore e di Matteo Benedetti come team manager, con l'obiettivo di disputare un campionato importante".

Qual è il bilancio dell'inizio di stagione? Quali sono gli obiettivi prefissati?
"Sono mediamente soddisfatto di quanto fatto finora. Abbiamo costruito una squadra nuova, sono rimasti pochi elementi dallo scorso anno. Purtroppo siamo stati falcidiati dagli infortuni, uno degli ultimi è stato quello di Daniele Palenga, verificatosi nella partita, tra l’altro molto sentita, contro il Real Palombara. Sono comunque arrivate tre vittorie, l’ultima nel recupero contro l’Eretum. Spero che continueremo questo trend positivo, Comitato permettendo: nell’ultimo comunicato, quello che avrebbe dovuto omologare la partita contro il Mandela, da noi vinta con il punteggio di 2-11, ci è stata invece assegnata una sconfitta per 2-1, situazione che stiamo provvedendo a sistemare. A parte questo, la nostra squadra vuole affermare i propri valori, giocando un futsal roccioso in difesa e affidandosi in avanti ai nostri migliori giocatori offensivi, come Labonia e Tittoni, due ex Ardita. Vogliamo farlo da sabato, affrontando la capolista Valcanneto".

Oltre al Comunicato errato riguardante il match con il Mandela, ha tenuto banco la questione dell'inserimento della vostra squadra in un girone romano. Cosa ne pensa di questa situazione?
"Siamo dispiaciuti per questa situazione. In realtà non è un girone 'romano', lo definisco un girone regionale, in quanto abbiamo trasferte con squadre in provincia di Latina e Viterbo. Dispiace non trovare nel nostro raggruppamento altre squadre di Rieti, inserite in altri gironi. Questo ha comportato un cambiamento nei nostri piani: è richiesto uno sforzo economico importante, per non parlare dello sforzo anche a livello logistico. Ma questo non ci fa demordere, anzi: il confronto con queste realtà a livello agonistico ci motiva ancora di più. È necessario alzare l’asticella per renderci protagonisti, sperando che ci venga riconosciuto quanto effettivamente è nostro, come vittoria con il Mandela".

Dopo aver cominciato con la Spes Poggio Fidoni in C2 e aver allenato per due anni gli Hurricanes nella D reatino, è sbarcato per tre anni nel settore giovanile del Real Rieti. Quale è il suo rapporto con David Festuccia, attuale allenatore degli amarantocelesti, che lei ha seguito per anni?
"Ho ancora un ottimo rapporto con David: sono il suo primo tifoso e lo seguo in questa sua meritata avventura, non manco mai di difenderlo anche sui social. Avendo avuto la fortuna di seguire per anni il Real Rieti in giro per l’Italia e avando conosciuto molti allenatori di Serie A, posso dire che non gli manca nulla per essere al loro livello. Merita la fiducia della squadra, della città e del presidente Pietropaoli".

Come si vede Daniele Ferri da qui a 5 anni?
"La mia speranza è quella di avere una vita con meno calcio a 5 e più famiglia. Vedo un futuro in cui riesco a mettere su famiglia con la mia Laura, dato che a Rieti inizia ad essere sempre più difficile praticare questo sport, specie per come lo vorrei continuare a fare io, con la passione, senza mai chiedere un rimborso spese o altro. In ogni caso, mai dire mai nella vita: qualcosa potrebbe tornare a riaccendere la mia voglia di futsal che purtroppo, nel corso di questi anni, a livello provinciale e regionale, qualcuno sta rovinando".


Giuseppe Nebbiai




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