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Montesilvano: Falasca, un urlo dalla montagna. "Il maschile, le strette di mano, le ragazze"

 16/08/2017 Letto 436 volte

Categoria:    Femminile
Autore:    Ufficio Stampa
Società:    MONTESILVANO





Dante Falasca – “a-social per vocazione e tecnoleso per scelta”, per usare una sua auto-definizione – è il nostro burbero preparatore atletico. Ogni anno riusciamo, fra mille difficoltà, a strappargli un’intervista. Quest’anno è stato più difficile del solito, anche perché Dante è stato più burbero del solito. Però crediamo che l’intervista telefonica che ne è uscita sia valsa la fatica di fargliela. Eccola.


Buongiorno, Dante. Ti disturbo?
«Buongiorno, Silvia. Sto camminando in montagna, punto al rifugio Franchetti dove dormirò per poi vedere l’alba».

Estate torrida, quindi niente mare e cerchi il refrigerio in montagna?
«Più che l’aspetto meteorologico direi che qui interessa quello filosofico: per il futuro bisogna guardare a monte, non a valle».

Addirittura. Beh, io ti ho telefonato per l’annuale intervista...
«È già passato un anno? Vabbé, ma non puoi ripubblicare quella del 2016?».

Certo che no! Perché sei sempre così restio a rilasciare interviste?
«Perché, stringi stringi, neanche nelle interviste si può dire quel che si pensa davvero e fino in fondo. Insomma: spesso le interviste sono la fiera dell’ipocrisia e siccome io odio gli ipocriti, ma non voglio odiare me stesso, se posso evitare una intervista
la evito».

In questo caso penso che tu possa darmi atto che nessuno ti ha mai censurato e hai sempre potuto dire ciò che volevi...
«Certo. Va bene, tanto “semel in anno licet insanire”. Ops, scusa, m’è scappato. Adesso non vorrei che mi si prendesse troppo sul serio stante la citazione...».

Ti prendo in parola, Dante. Adesso mi aspetto una intervista “pazza”.
«Ci provo».

Iniziamo dal calcio a 5 maschile, visto che hai lavorato e vinto molto anche lì con una Coppa Campioni, una promozione dalla B alla A2 con il record di tutte vittorie, una Coppa Italia di Serie B e una promozione dalla A2 alla A1...
«Silvia, sei molto cara a ricordare il mio palmares. Elencare le vittorie mi permette di evitare di ricordare i piazzamenti, evitando così di passare per cretino».

Allora, cosa pensi della scomparsa del Montesilvano?
«Non conosco le dinamiche, perché nell’ultimo anno non ho collaborato con quella squadra. Posso soltanto dire che mi pare strano che in un territorio come il nostro, in cui esistono diversi sodalizi di calcio a 5 ai massimi livelli, non si riescano a trovare risorse e competenze per portare avanti una squadra. Il problema, quindi, potrebbe essere la totale mancanza di programmazione e l’incapacità di trovare materiale umano competente a livello dirigenziale, ma le mie sono soltanto supposizioni».

È una analisi molto fredda e critica...
«Figlia del fatto che il mondo del calcio a 5 mi affascina e aiuta a farmi molte domande. Una, ad esempio, è: perché i giocatori hanno bisogno di allenarsi, gli arbitri devono fare i corsi così come gli allenatori e i preparatori fisici, mentre per i dirigenti
non è prevista nessuna “scuola”? Capisci bene che questo modus operandi offre il palcoscenico a personaggi di ogni genere».

Sei arrabbiato con un mondo che ami, mi pare di capire...
«Ecco, proprio l’immagine dell’innamorato ferito mi pare calzante, visto che il calcio a 5 è un mondo dal quale puntualmente mi faccio fregare. Quindi non devo essere molto intelligente, se anno dopo anno continuo a non imparare la lezione».

Non hai imparato mai nessuna lezione dal mondo del calcio a 5?
«Solo lezioni dure da mandare giù e poco edificanti. Come ad esempio che non sempre quel che fai ti torna o, per dirne un’altra, che le strette di mano non sono contratti nonostante chi ti stringe la mano continui a urlarlo e sottolinearlo in modo tronfio quanto menzognero. La mia parola continua ad avere un valore, quella di qualcun altro – che magari rifiuta il confronto e si cela dietro sms e mente sapendo di mentire – non vale nulla, anche perché di solito queste persone non hanno il coraggio di guardarti negli occhi quando devono raccontarti l’ennesima favoletta».

A questo punto dovresti fare dei nomi, però...
«Facendo nomi e cognomi scadremmo nel pettegolezzo. Io invece, vista la tua gentile intervista, sto provando a ragionare su cose che a mio avviso non funzionano nel movimento, per fare qualcosa di utile e cioè denunciare le storpiature che esso porta al suo interno».

Beh, Dante, ma se sei così critico con questo mondo, perché continui a farne parte?
«Torniamo al concetto dell’innamorato: perché, sotto sotto, spero di migliorarlo dando il mio piccolo contributo, anche se magari continuerò a prendere colpi sotto la cintura».

Quindi, non lo abbandoni?
«Con il gusto del paradosso, ti dico che lo abbandonerà proprio quando riuscirò a raffrontarmici, visto che al momento non ci riesco. E poi resto perché amo allenare quello che, a mio avviso, è uno sport molto complesso nella sua semplicità».

Spesso preparatore é sinonimo di domatore. Che “bestie” ti è capitato di incontrare sulla tua strada?
«Negli anni mi è capitato di allenare leoni, tigri e – più in generale – avere a che fare con tanti tipi di “bestie”. Purtroppo, spesso sulla tua strada incontri degli scarabei stercorari (e se sai cosa mangiano, sai di cosa sono fatti), tanti camaleonti e qualche jena ridens, che mentre ti sorride davanti, dietro ti pugnala. Il mio difetto? Pur riconoscendoli e sapendoli distinguere, mi sono fatto fregare più di una volta da alcune “bestie”».

Beh, scusami, ma se non impari la lezione – parlando di animali – tu saresti...
«Sì, Silvia, nessun problema ad ammetterlo: sono un vero somaro, anche se il mio soprannome è “cavallo”. E, a proposito di asini, penso alla commedia di Plauto, “Asinaria” e mi viene in mente l’adagio “homo homini lupus”, senza arrivare a Thomas Hobbes. Ops, scusami, m’è riscappata...».

Insomma, sei fortemente critico, mi pare di capire soprattutto su una certa parte di dirigenza. Giusto?
«Sì, sono critico. Ma continuo a fare la mia strada in questo mondo, perché farne parte non significa accettarne anche il peggio.
Anzi, come ti dicevo, io provo a combattere le storture denunciandole».

Qualche altra stortura da denunciare, oltre alla mancanza di una scuola per la classe dirigente e al “bestiario” pericoloso?
«Più che una denuncia, una domanda: com’è possibile che due squadre titolate, una di Montesilvano e una di Città Sant’Angelo, debbano andare ad allenarsi e a giocare a Chieti invece che restare nel loro territorio? Perché questa trasferta, peraltro resa possibile solo grazie al CUS Chieti nella gentilissima persona del dottor Mario Di Marco e del suo Consiglio Direttivo?».

Hai anche la risposta?
«No, purtroppo no. Per fortuna che al PalaRoma di Montesilvano è rimasta la DEM: “Vero baluardo e squadra abruzzese più longeva”, se ricordo quel che ho letto sul un sito».

È il momento di passare al calcio a 5 femminile, non credi?
«Sì, altrimenti non la finiamo più e io ho ancora molta strada in salita da fare. Comunque, ora che ci penso hai ragione: non potevi copiare l’intervista dello scorso anno, visto che nel 2016 erano tutte giocatrici nuove, mentre quest’anno abbiamo un solo nuovo arrivo e sarà quindi più facile fare gruppo e amalgamarsi».

Stagione nuova, guida tecnica nuova. Cosa pensi di Francesca Salvatore allenatrice della Nazionale Italiana U17 di calcio a 5 femminile?
«Mi sembra il minimo della giustizia. Lei è una donna che ha allenato in un campionato di donne allenato da uomini, spesso suonandole ai suoi colleghi. Quindi era giusto che le si desse la possibilità di rappresentare il suo Paese, cosa che non capiterà a tutti e purtroppo a me mai. E però è il sogno di tutti quelli che fanno il nostro lavoro, quindi sono molto felice per lei».

Che mi dici della squadra?
«Come ti dicevo: un solo nuovo innesto, quindi meno tempo per fare squadra. Al posto di Francesca arriva ad allenarla Gianluca Marzuoli, professionista con il quale ho già collaborato e che per me rappresenta una garanzia. Cercheremo di farci trovare pronti per lo spareggio per la finale di Supercoppa, che dovremo giocare subito dopo il raduno e l’inizio della preparazione. Direi poi che il nostro obiettivo deve essere quello di un anno sereno, ripercorrendo quanto fatto lo scorso campionato. Forgiare un gruppo sano, cercando di arrivare fino in fondo alle tre competizioni, senza l’assillo di vincere perché il campionato è diventato molto competitivo e ci sono squadre obiettivamente molto forti e ben allenate, figlie di società solide e ben strutturate».

Qualche nome?
«Pescara, Ternana, Olimpus Roma su tutte. Poi altre squadre molto forti e temibili, come Statte. E ce ne sono altre ancora».

Grazie, Dante...
«Grazie a te della pazienza, torno al mio cammino in salita».


#vamosmontesilvano
Ufficio Stampa Montesilvano




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