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Vita da selezionatore, Crisari: “Staff fondamentale, il gruppo prima del singolo”

 14/06/2018 Letto 329 volte

Categoria:    Vari
Autore:    Antonio Iozzo
Società:    VARIE





C’è sempre un cammino da compiere per diventare grandi. Un percorso preciso, fatto di ostacoli e di momenti chiave. Nella vita e nello sport. Tappe inevitabili per la formazione di un uomo e/o di un’atleta. La Rappresentativa, nel calcio a 5, è uno dei passaggi fondamentali per compiere il salto di qualità: “Specialmente a livello caratteriale - spiega Silvio Crisari, reduce dal trionfo con gli Allievi del Lazio nell’ultimo Torneo delle Regioni -. Dalla Rappresentativa si esce cresciuti, formati: è l’ultimo passo, quello che ti permette di affrontare e superare lo scalino che ti trasforma in uomo”.


STAFF – L’importanza della Rappresentativa, l’importanza di chi la guida. Selezionare i migliori talenti di una regione, infatti, non è mai un compito facile: “Il primo passo è quello di valutare l’intero territorio - sottolinea il tecnico -. Non possiamo limitarci a guardare sotto casa o nelle squadre che conosciamo: il nostro è anche un impegno morale”. Questione di responsabilità, semplice. Ma come si fa a tenere d’occhio così tanti ragazzi? “C’è un solo modo per riuscirci: avere uno staff di livello. È questo il vero segreto di ogni allenatore di una Rappresentativa”. Uno staff che vada al di là di quello ufficiale: “Per motivi di costi, non è possibile avere troppi collaboratori e tutti gli osservatori che servirebbero, quindi è necessario affidarsi anche a persone dell’ambiente, che seguono il calcio a 5 solo per passione”. Con i rischi che ne conseguono: “A volte capita di fare tanti chilometri a vuoto, ma è un costo da pagare. Bisogna avere un’enorme apertura mentale per svolgere questo ruolo”.


TECNOLOGIA – Lo staff non è l’unica risorsa di un selezionatore. Al giorno d’oggi, infatti, un aiuto fondamentale arriva anche dalla tecnologia: “I social e i video, per esempio, agevolano il nostro compito - ammette Crisari -. Sono ormai tantissime le partite che vengono riprese, a volte anche in diretta, e questo ci offre tanto materiale da poter analizzare anche senza essere sul posto. Ovviamente, parlo delle riprese di qualità, con telecamere professionali, non di video improvvisati con un cellulare”. 


CLUB – Lo staff e la tecnologia, infine le società. Sono proprio i club a dover mettere in mostra i propri talenti: “Con amichevoli, ma non solo”. Cosa che spesso non succede: “I club, a volte, per paura di perdere un ragazzo lo tengono “nascosto”, non capendo i benefici che potrebbero ricevere comportandosi in maniera differente, soprattutto a livello di pubblicità positiva”. Far esplodere nuovi giocatori per creare appeal: l’idea di fondo è questa. “Se la gente vede che in una società emergono tanti piccoli campioni, sarà invogliata ad andarci”.


IL GRUPPO – Un lunghissimo lavoro di scouting prima di scegliere i dodici che prenderanno parte al Torneo delle Regioni: “Non si scelgono i più forti, ma i dodici che hanno le caratteristiche giuste per crescere insieme velocemente. Se un giocatore è forte tecnicamente ma non ha la testa, non farà mai parte della mia Rappresentativa - sentenzia Crisari -. A volte ci sono state esclusioni eccellenti che hanno generato critiche, ma la coesione del gruppo è più importante di un singolo talento e io devo tutelarla”.


TRE FASI – Ma come si arriva alla scelta definitiva dei 12? “Attraverso un lungo percorso e tre fasi - continua il selezionatore -. La prima è quella dei macro-raduni. Si lavora sulla quantità e si valutano le tante segnalazioni che arrivano”. Con una priorità: “Bisogna subito fissare i quattro cardini che andranno a costituire l’ossatura della squadra”. Quattro figure imprescindibili: “Il capitano, il leader emotivo, capace di amalgamare i diversi caratteri presenti nello spogliatoio; il generale soldatino, che fa rigare tutti dritto; infine, il talento anarchico, che, quando serve, smorza i toni: anarchico, ma in maniera positiva”. È così che la squadra inizia a prendere lentamente forma, lasciando poi spazio alla seconda fase: “Dalla quantità alla qualità. A questo punto comincia la scrematura, attraverso l’organizzazione di amichevoli che servono per mettere in difficoltà i ragazzi. I raduni diventano test, ostacoli, e la bravura di un selezionatore è quello di far esprimere ogni giocatore al meglio, alzando, però, l’asticella. È inutile giocare partite che finiscono 6-0, servono test probanti per far emergere i giocatori veri, soprattutto a livello di testa”. A circa due mesi dal Torneo delle Regioni, l’ultima fase: “Quella che riduce il gruppo a 14-16 unità. Tutti devono stare sulla corda, perché nessuno, a parte i quattro cardini scelti già a inizio anno, ha il posto assicurato. È il momento in cui lascio che la squadra scelga il capitano. La loro scelta coincide sempre con la mia, ma la decisione deve essere loro. Un bravo allenatore ha il dovere di assecondare sempre il volere del gruppo. Non deve fare gli schemi che vuole, ma quelli che i ragazzi si sentono in grado di fare, ovviamente adattandoli”. Il gruppo è praticamente formato, ma va ridotto ulteriormente. La settimana prima della partenza è quella delle ultime due esclusioni, per passare da quattordici a dodici unità: “La cosa più brutta è parlare con i due ragazzi che non partiranno”. Scelta dolorosa, ma con una logica ben precisa: “Il mio compito è quello di giocare tutte le partite mentalmente. Pensare al quintetto iniziale, immaginare le possibili difficoltà, studiare i cambi, capire di quali giocatori hai bisogno in un determinato momento. In questo modo rimangono fuori due giocatori, che poi sono sempre gli stessi, anche nella partita successiva. Non perché siano meno bravi, ma perché ogni allenatore ha delle necessità e ha bisogno di soluzioni per ogni problema. Dispiace escludere quei due ragazzi, perché conosci il loro valore, a volte anche superiore ad alcuni compagni, ma non puoi fare altrimenti”. Perché non si vince con i più forti, ma con gli elementi più funzionali e adatti. È con questo criterio che si arriva a scegliere i dodici, coloro che poi giocheranno il Torneo delle Regioni. Un evento di pochi giorni che cela il lavoro di un anno.


Antonio Iozzo




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